Tenta il suicidio per disperazione, Comune e provincia gli tendono una mano.
CARDITO - Ancora una volta, è stato necessario un gesto grave, estremo, per catturare l’attenzione delle istituzioni. Parliamo del caso di Giuseppe Abate, 49 anni cittadino carditese che nella giornata di martedì 27 ottobre pur di denunciare le sue precarie condizioni di vita ha tentato il suicidio. Orfano di carabiniere caduto in servizio, ex guardia giurata disoccupata, con uno sfratto esecutivo sulle spalle, padre di una bambina di 11 anni e marito di una donna disabile; l’uomo ha più volte chiesto di essere ascoltato dagli esponenti politici della provincia, ma chiaramente, senza alcun risultato.
L’idea dell’inconsulto gesto è scattata quando erano circa mezzogiorno; nel cantiere allestito per i lavori di rifacimento della copertura della Galleria Umberto ? di Napoli, la disperazione ha spinto il poveretto ad arrampicarsi pericolosamente sulle impalcature per gridare a otto metri dal suolo: «nessuno mi aiuta, nessuno prende in considerazione il mio caso».
Vano è stato l’intervento delle forze dell’ordine e dei pompieri, a dissuaderlo è stato l’onorevole Luciano Schifone, il quale facendo da tramite, ha chiamato e fissato un colloquio con il presidente della provincia Luigi Cesaro. Ciò che Giuseppe è riuscito a strappare è una promessa, un dialogo con chi può, ma soprattutto deve fare qualcosa in merito. Una
vicenda, tra l’altro già nota all’amministrazione comunale di Cardito, che a riguardo nel mostrare solidarietà alla famiglia, aveva già dato disposizione ai servizi sociali affinché potessero impegnarsi per recare assistenza, ovviamente nella misura consentita. Come ci spiega il sindaco Barra: «l’amministrazione comunale ha da subito sentito la necessità di intervenire in modo urgente, utilizzando tutti gli strumenti che rientrano nelle nostre facoltà e competenze, ma il punto è proprio questo, i mezzi a nostra disposizione, non sono sufficienti, ciò che siamo riusciti a fare, purtroppo, non è stato risolutivo ma di sostegno».



